Manutenzioni e Assistenza

RETE IDRANTI

Gli idranti antincendio sono valvole ad apertura manuale collegate alla rete di condotte d’acqua e corredate di una o più prese o attacchi filettati per tubazioni flessibili e svolgono la funzione di “PRESA D’ACQUA”.
Quelli più utilizzati hanno attacchi UNI 25, 45 e 70 mm.
Le bocche da 45 mm. vengono utilizzate per erogare 120-200 lt./min., mentre quelle da 70 mm. possono fornire 250-400 lt./min.
Gli idranti a muro sono quelli la cui valvola di apertura, con relativo attacco per la tubazione flessibile, è contenuta in una cassetta metallica o in materiale plastico incassata o sporgente dal muro.
Completano la dotazione della cassetta la manichetta, la lancia erogatrice, la selletta salvamanichetta e la lastra trasparente a rottura prestabilita (fig. 1).
Gli idranti sottosuolo sono costituiti da una valvola provvista di attacco filettato UNI 70 mm. alloggiata in una custodia metallica con chiusino: essi vengono installati a filo di pavimentazione stradale (fig. 2).
Gli idranti a colonna o soprassuolo hanno una valvola, alloggiata nella porzione interrata dell’apparecchio, manovrabile attraverso un cappellotto e un pentagono che consente l’impiego della chiave che ruota un alberino verticale nel corpo cilindrico. In questo sono ricavati due o più attacchi laterali filettati, generalmente UNI 70 mm. e un attacco UNI 100 centrale (fig. 3) per l’autopompa dei Vigili del Fuoco in caso di bisogno. Gli idranti a colonna con attacchi UNI 125 mm., denominati superidranti, vengono usati
più di rado.
Gli idranti a colonna del tipo a corpo asciutto (antigelo) comprendono un meccanismo di scarico automatico dell’acqua contenuta nel corpo stesso. Gli idranti soprassuolo sono da preferire per la loro facile individuazione. Il numero e il diametro degli attacchi sono in funzione della portata di progetto e del tipo di impianto.
Per attività a rischio lieve di incendio, si possono installare dei naspi antincendio (fig. 4).
Essi sono costituiti da una tubazione di gomma semirigida, provvista di attacco UNI 25 mm., avvolta in un tamburo girevole collegato alla rete mediante un giunto speciale, e dotato all’estremità di lancia regolabile (a getto pieno o frazionato).
I naspi consentono l’erogazione dell’acqua senza necessità di effettuare lo stendimento del tubo, così come invece viene richiesto per gli idranti, e pertanto possono essere usati agevolmente.
Ogni naspo generalmente deve assicurare l’erogazione di 35-60 litri per minuto di acqua alla pressione di 1-2 bar al bocchello per un’autonomia di 30-60 minuti.

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TUBAZIONI FLESSIBILI
(MANICHETTE)

Le manichette sono tubazioni che presentano la possibilità di essere piegate ed arrotolate quando sono vuote.
Possono essere utilizzate per convogliare sia l’acqua che il liquido schiumogeno e sono costituite da una calza flessibile esterna, ottenuta con la tessitura di fibre naturali (cotone) o sintetiche, alla quale viene fatta aderire internamente una tubazione di gomma, allo scopo di diminuire la scabrezza e di migliorare la tenuta idrica e la robustezza.
Ciò consente di ottenere una tubazione di basso peso, flessibile e resistente alla pressione.
Alcuni tipi di manichette sono gommate esternamente in modo da resistere all’abrasione.
Per quanto riguarda le dimensioni vengono usate manichette da 45 e 70 mm. di diametro in spezzoni da 20 m. di lunghezza. Gli spezzoni sono corredati di raccordi in bronzo che consentono di effettuare degli stendimenti.

LANCE IDRICHE
Le lance antincendio sono organi meccanici con ugelli convergenti che, una volta raccordati alle manichette di mandata, servono a trasformare la pressione residua dell’acqua in velocità, così da ottenere un getto efficace e maneggevole ai fini dell’estinzione degli incendi.
La più semplice lancia (ormai in disuso), è costituita da un tubo dotato di ugello in grado di produrre solo un getto pieno e non intercettabile.
Le lance a più effetti producono un getto pieno o frazionato senza possibilità di regolazione; sono dotate di valvola di intercettazione e di selezione del getto. Sono anche disponibili modelli che prevedono la formazione di una cortina di acqua nebulizzata per proteggere l’operatore dall’irraggiamento (fig. 1-2).
Altri tipi di lance, più sofisticate, hanno dei dispositivi in grado di produrre un getto da pieno a completamente frazionato senza soluzione di continuità; sono dotati di valvola di intercettazione e hanno il non indifferente pregio di mantenere costante la portata con qualunque forma di getto.
Le lance hanno attacchi unificati UNI 25, 45 e 70 mm., mentre i bocchelli hanno dimensioni 8- 28 mm.
Generalmente le lance da 45 mm. sono equipaggiate con bocchelli da 10 o 12 mm., mentre quelle da 70 montano bocchelli da 16 o 20 mm.
La tabella riportata nella pagina seguente indica l’altezza massima del getto e la gittata per diversi bocchelli, in funzione della pressione a monte del convergente.

E’ caratterizzata da una calza sintetica in nylon poliestere, e da un rivestimento interno in gomma EPDM. Esternamente è rivestita in gomma con aggiunta di costole di rinforzo per renderla resistentissima sia all’abrasione da trascinamento sia all’aggressione di agenti chimici, olii, e carburanti presenti sul terreno in caso di incendio.

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MONITORI
Per lanciare l’acqua a distanze considerevoli (anche 100 m.) si usano delle attrezzature chiamate “cannoni antincendio”, “monitori” o “spingarde”. Si tratta di particolari lance, fisse o carrabili, capaci di erogare portate fino a 8.000 lt./min. o anche oltre. L’uso di queste apparecchiature richiede, evidentemente, la disponibilità di una adeguata riserva idrica ed una pressione minima di alimentazione (fig. 4).
PORTATA D'ACQUA DEI BOCCHETTI DELLE LANCE
in funzione del diametro e della pressione
clicca qui per vedere il file in PDF

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CRITERI DI DIMENSIONAMENTO DELLA RETE IDRANTI

I criteri di dimensionamento di seguito riportati, desunti da regole di buona tecnica affermate a livello internazionale, costituiscono una guida per la definizione dei requisiti prestazionali degli impianti.
Sono stati individuati, per le aree da proteggere, tre differenti livelli di rischio, in base al loro contenuto ed alla probabilità di sviluppo di un incendio; per ciascun livello di rischio sono state indicate le portate, le pressioni, le contemporaneità e le durate di erogazione minime della rete di idranti considerate adeguate.

Livelli di Rischio
La definizione del livello di rischio non può essere eseguita semplicemente tramite verifica di parametri prestabiliti, ma deve essere determinata secondo esperienza e valutazione oggettiva delle condizioni specifiche dell’attività interessata.
I criteri utilizzati per tale determinazione devono essere esplicitati nella relazione di progetto affinché siano noti nel tempo anche al gestore dell’impianto.
Ai fini della presente norma si identificano i seguenti livelli di area:

Aree di Livello 1
Aree nelle quali la quantità e/o la combustibilità dei materiali presenti sono basse e che presentano comunque basso rischio di incendio in termini di probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza.
Le aree di livello 1 corrispondono in buona parte a quelle definite di classe A dalla UNI 9489, cui si può fare riferimento per ulteriori indicazioni; rientrano pertanto in tale classe tutte le attività di lavorazione di materiali prevalentemente incombustibili
ed alcune delle attività di tipo residenziale, di ufficio, ecc., a basso carico d’incendio.
Aree di Livello 2
Aree nelle quali c’è una presenza non trascurabile di materiali combustibili e che presentano un moderato rischio di incendio come probabilità d’innesco, velocità di propagazione di un incendio e possibilità di controllo dell’incendio stesso da parte
delle squadre di emergenza.
Le aree di livello 2 corrispondono in buona parte a quelle definite di classe B dalla UNI 9489, cui si può fare riferimento per ulteriori indicazioni; rientrano pertanto in tale classe tutte le attività di lavorazione in genere che non presentano accumuli particolari di merci combustibili e nelle quali sia trascurabile la presenza di sostanze infiammabili.
Aree di Livello 3
Sono le aree nelle quali c’è una notevole presenza di materiali combustibili e che presentano un alto rischio di incendio in termini di probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza.
Le aree di livello 3 corrispondono in buona parte a quelle definite di classe C e D dalla norma UNI 9489, cui si può fare riferimento per ulteriori indicazioni; rientrano pertanto in questa categoria le aree adibite a magazzinaggio intensivo come definito dalla UNI 9489, le aree dove sono presenti materie plastiche espanse, liquidi infiammabili, le aree dove si lavorano o depositano merci ad alto
rischio d’incendio quali cascami, prodotti vernicianti, prodotti elastomerici, ecc.

Requisiti del Progetto degli Impianti
Vengono di seguito specificati i requisiti minimi dell’impianto che devono essere soddisfatti nella generalità dei casi; situazioni particolari possono comportare l’adozione di soluzioni differenti da definire caso per caso tra le parti interessate.
Tipologie di protezione La protezione delle reti idranti si suddivide in interna ed esterna agli edifici, da intendersi riferita non all’ubicazione degli idranti ma al tipo di utilizzo dell’impianto.
Protezione interna Tipologie di apparecchi previsti Ai fini della presente norma si considerano esclusivamente i seguenti tipi di idranti, naspi ed attacchi:

  • idranti a muro con attacchi, tubazioni, raccordi e
    lancia di erogazione conformi alla specifica normativa
    di riferimento, secondo il diametro DN 45;
  • naspi con attacchi, tubazioni, raccordi e lancia
    di erogazione conformi alla specifica normativa
    di riferimento, secondo il diametro DN 25

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Caratteristiche e finalità
Per protezione interna s’intende la protezione contro l’incendio che si ottiene mediante idranti a muro o naspi, installati in modo da consentire il primo intervento sull’incendio da distanza ravvicinata, e soprattutto tali da essere utilizzabili dalle persone che operano all’interno dell’attività.

Protezione esterna
Per protezione esterna s’intende la protezione contro l’incendio che si ottiene mediante idranti a colonna soprasuolo e/o sottosuolo con la relativa attrezzatura di corredo, installati in modo da consentire la lotta contro l’incendio quando le dimensioni e caratteristiche dell’incendio stesso non consentono di operare da vicino, ma richiedono un intervento a distanza e un’azione essenzialmente di
raffreddamento; la protezione esterna è destinata ad essere utilizzata da personale specificamente addestrato.
In presenza di una rete pubblica predisposta per il servizio antincendio, possono essere previste per la protezione esterna altre tipologie d’impianto, ferme restando le caratteristiche di portata, pressione e distribuzione nel seguito specificate.

Dimensionamento
Di seguito sono riportati i criteri di dimensionamento degli impianti per ogni livello di rischio. Nel caso di contemporanea presenza di aree con livelli di rischio diversi servite dallo stesso impianto, questo deve essere dimensionato per la condizione più gravosa.

1) Oppure tutti gli apparecchi installati e inferiori al numero indicato.
2) In presenza di impianti automatici di spegnimento il numero di bocche DN 70 può essere ridotto a 4 e la durata a 90 min.
3) Negli edifici a più piani, per compartimenti maggiori di 4.000 m2, il numero di idranti o naspi contemporaneamente operativi deve essere doppio rispetto a quello indicato.
4) Le prestazioni idrauliche richieste, si riferiscono a ciascun apparecchio in funzionamento contemporaneo con il numero di apparecchi previsti in tabella.
Si deve considerare il contemporaneo funzionamento solo di una tipologia di protezione (interna o esterna).

C.M.A. Sistemi Antincendio srl
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